25/04/2010

Quelli che il poker... e le donne (di cuori)

Quando si è solo un nickname, l'asso nella manica si chiama bluff. C'è chi gioca tutto, chi vede e rilancia. O lascia, abbandonando un tavolo virtuale dove la febbre della sfida coinvolge anche duemila persone. Oppure due, in un testa a testa, per un sit&go, dove non c'è spazio per le grandi tattiche. In questo caso si vince, spuntando una finale che si consuma rapidamente facendo guadagnare anche duemila euro. Oppure si perde, passando la mano, e rimanendo in mutande.

Benvenuti al tavolo del poker on line, l'ultima passione di giocatori (incalliti o meno, professionisti o per caso) "drogati" da una passione adrenalinica che impazza ovunque. Anche a Iglesias, dove soltanto nell'agenzia di scommesse di via Cesare Battisti, la Bet 1128, ci sono 350 iscritti. Le carte, in questo caso, si danno al pc, tutelati da un nome finto (il nickname), che non lascia trapelare tic, sguardi, emozioni. Per questo è più facile bluffare, senza essere scoperti. Con l'avversario si comunica in chat, dopo un semplice "buy in"(quota d'ingresso d'accredito alla partita), in una mano dalla puntata alla portata di tutti. O di pochi. Dipende dal giocatore, dalla partita: Che può durare dai cinque minuti alle sette ore, puntando zero euro (nei tornei "free") fino a 250.

I trucchi del "mestiere" li svela il trentenne iglesiente Gigi Abis, uno dei tantissimi che, solo per il "gusto della sfida", è rimasto inchiodato al computer dalle 21 alle quattro del mattino, partecipando ad uno dei numerosi tornei rigorosamente virtuali. Vincita a parte. Ma Abis è anche il titolare dell'agenzia, aperta solo da un anno con il socio Davide Pintore, dove gli amanti del poker si iscrivono anche per passarci il tempo. O perché non possono fare a meno di star lontano dal tavolo da gioco. Quello che impazza di più? Il Texas's Holdem, per chi vuole in mano due carte, cinque in comune. Si girano tre carte, il flop, col "turn" arriva la quarta, l'ultima è il "river". On line si vince col full, che batte il colore. La scala reale è il top. Ma chi gioca? Molti uomini, le donne sono il 40 per cento, rivela Abis. Fra loro c'è chi gioca alto: Anche 5 mila euro a settimana. Poi ci sono quelli che spendono 50 o 100. Chi solo dieci, sempre a settimana.

Le donne (di cuori

Chi l’ha detto che il poker virtuale è solo una questione di sfida, a carte? Fra una mano e l’altra, un "lascio" e "rilancio", c’è pure il tempo per socializzare. Ed è in quel momento, negli spazi della pausa, quando i mazzi tornano al tavolo e la manche si ferma, che gli uomini sotto pseudonimo (nickname) giocano un’altra sfida: quella del corteggiamento. Calano l’asso? Meglio buttare l’amo, giusto per capire se si può continuare a "giocare" su facebook, in chat, o via mail. E le donne ci stanno. Questo è l’altro trucco dei pokeristi, quando il full mancato li fa perdere al tavolo, ma non è detto si possa rilanciare altrove. Magari davanti ad un bicchiere di vino, sotto le stelle di Masua, faccia a faccia con l’avversaria della notte prima.

Ilenia Mura

22/04/2010

Portera: "Io e la mia chitarra"

ricky_portera__1_tif_big_jpg_big.jpgPortera confessi.
Lo ammetto: sono sempre stato e sono ancora un "Grande figlio di puttana".
Come mai Lucio Dalla ha scritto quella canzone ispirandosi a lei?
Quale? "Ho visto un angelo"?
Non sfugga, quella del "figlio di puttana".
In effetti era un complimento. Mi stimava perché sapevo cavarmela in ogni situazione.
Sua madre che ha detto?
Non era orgogliosa del titolo. Per calmarla l'ho buttata sul fatto che Lucio è un giocherellone, un paroliere-poeta a cui piace scherzare.
Erano tempi celebri: è stato il suo chitarrista storico. Ma da bambino ha sfidato Vasco sui palchi emiliani del concorso canoro "L'usignolo d'oro".
L'era del rock è nata prendendo lezioni di canto: io avevo sette anni, lui nove. Poi la sfida l'ha vinta lui con la canzone del gran paroliere Cicci Marengo. Si intitolava "Come nelle fiabe". Io ho cantato "Ninna nanna, la mia mamma".
Da cantanti stile Zecchino d'oro a rocker?
<Crescendo ho cominciato a suonare sul serio. A 13 anni ero già famoso: facevo il session man nelle balere emiliane che contavano come il Bob 2000, da spalla ai Colosseum e Uriah Heep. Poi arrivò Renato Zero, ai tempi in cui faceva serate solo con le basi, truccato da donna. Gli feci conoscere la mia band "Sua maestà" e cominciarono le indimenticabili feste di Punto Radio (una delle prime radio libere italiane) dove si acchiappava alla grande. L’era di Vasco è cominciata quando ha capito che facendo musica si rimorchiava>.
Siete diventati due Grandi. Ora non scorre buon sangue, vero?
E’ diventato geloso perché rimorchiavo più di lui. Voleva e vuole ancora essere la star, tant’è che da poco ha rifiutato di collaborare con me.

Viene da sé che il suo buon sangue siciliano tradisce la contaminazione della spontaneità emiliana. Nato a Messina, residente a Modena da quando era un bambino già sulle tracce del rock, ha fondato nel 1981 gli Stadio (da cui si è separato), ed è stato l'anima dei più bei testi della musica italiana, in sala d’incisione e nelle tournée. Le corde della sua Ibanez nera, costruita apposta per lui, hanno vibrato per cantautori del calibro di Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Ron ("eccellente musicista") ed Eugenio Finardi. Ma della sua tecnica e dei suoi assoli si sono avvalsi anche Loredana Bertè, Nek, Anna Tatangelo ("straordinaria, dolce e umile") sul palco del Festival di Sanremo 2006 (nel brano “Essere una donna”). Ora si diverte nelle serate-spettacolo “La notte delle chitarre” dove si esibisce con i cinque amici chitarristi di livello fra cui Maurizio Solieri (spalla di Vasco) e Alberto Radius. La sua carriera? È nata per colpa di una chitarra spaccata in testa dalla mamma.
Chissà che bernoccolo? Come mai?
Volevo fare il batterista.  Ma dopo quel episodio mi sono affezionato alla chitarra fino a diventare un fenomeno dell'Emilia, dove ci trasferimmo per motivi di lavoro di mio padre che faceva il maresciallo dei carabinieri.
Lei fa parte di un'altra generazione: si è affrancato. Ma che cos'è un cantante senza chitarrista?
Un uomo senza c..
Non si può dire.
Facciamo senza sesso. Va bene così?.
Perché ha lasciato gli Stadio?
E' finita quando il cantante tastierista (Curreri, ndr) si arrogava diritti che non aveva in maniera ossessiva. Io ho un altro concetto della musica.
Quale?
Suonare è come fare l'amore come una donna. La tecnica non basta.
Si riferisce anche ai suoi nuovi colleghi?
Sì la musica ha perso l'anima. Oggi vogliono tutti stupire copiando i guitar's hero americani che vendono solo effetti speciali, senza esprimere sentimenti e passione. La nuova generazione crede di avere il sesso migliore del nostro, ma alla fine nessuno li ricorda.
Con le donne la musica aiuta?
E' solo una credenza popolare, alla fine vince solo l'essere. Nella musica e nella vita si va avanti solo se si ha qualcosa da dare.
Suvvia, non faccia il modesto. Ammetta di essere un tombeur de femmes. Scommettiamo che fra le sue conquiste c’è una ragazza sarda?
Marzo 1981, spiaggia di Olbia: abbiamo fatto l'amore sulla sabbia per tutto il pomeriggio.
Ilenia Mura

 

 

 

Santercole: «Quando io e Adriano...»

ImageFromDB.jpgGino Santercole rinasce a settant'anni con Nessuno è solo prodotto dalla Sony.
Ci svela come mai ha deciso di tornare al vecchio-grande amore dopo vent'anni di silenzio?
«In vita mia non ho mai deciso nulla. Il destino mi ha fatto un regalo straordinario, inaspettato, restituendomi la gioia di vivere. Ora mi sento carico, non bisogna mai perdere le speranze. La sofferenza che ho patito per l'assenza mi ha aiutato a crescere: questa è la nostra storia, la storia dell'uomo che vive, soffre, ma non rimane - mai - solo».
Come nel titolo?
«Sì, anche con la forza della famiglia, del cielo, si supera tutto».
Ma il destino come l'ha aiutata?
«L'anno scorso Adriano ha ripresentato, dopo 40 anni, il film Yuppi du al festival di Venezia, per il quale scrissi la colonna sonora Such a cold night tonight . Lì ho incontrato Rudy Zerbi, numero uno della Sony, che mi ha proposto di tornare sulla scena discografica, per riportare la musica melodica di qualità in Italia. Ho accettato con immensa gioia».
Accarezzato e distrutto come nella sua canzone. Se non fosse stato per questo incontro quasi in zona cesarini, nascere in via Gluck si sarebbe rivelato un peccato (mortale) per la sua carriera. Vero, il destino gli ha regalato doti d'autore-poeta, buttandogli addosso il successo del clan, ma poi la sua vita ha preso un'altra piega, facendogli decidere di sparire dalla scena, pur continuando a comporre musica. Ha cavalcato l'onda del rock, nelle vesti di pioniere a braccetto col molleggiato milanese, non prima di aver debuttato nel '64 come solista con Attaccata al soffitto, se vorrai . Ha scritto Una carezza in un pugno , Svalutation , e Straordinariamente per Mina. Poi tutto è stato stravolto dalle liti (fra Don Backy e suo zio Celentano). E quelle con i nemici, «per il carattere di Adriano».
«Ero diventato il suo capro espiatorio, ho detto basta».


Dalla musica al cinema, nel 1971 fa i bagagli e si trasferisce a Roma, lavora con Monicelli, Scola, Risi e Comencini. Fra i suoi film c'è Profumi e balocchi dove gira “per caso” una scena con Giovanni Paolo II. Negli anni Ottanta esce di scena definitivamente. Apre il ristorante “L'osteria del 13 giugno” con la compagna di una vita Melù («grande chef»), ora moglie, che sorride affianco «al mio bambino», seduto a tavola in un hotel di Rieti, con la gioia stampata sulla faccia. Per la sua rinascita.
Nel disco, composto in simbiosi con Mimmo Politanò, scorrono atmosfere musicali di tutta la sua melodia, in versione rock, con ritmi di samba, un pizzico d'erotismo “tangheresco”, fino al brano Cavomba dal significato speciale, dedicato a Papa Wojtyla. Santercole scrive d'amore, passione, libertà e rinascita.
ILENIA MURA

(Da L'Unione Sarda, 22 aprile 2010)

www.unionesarda.it